SICUREZZA AMBIENTALE

 


Con Marta Ruggeri sindaca Fano si cura di sé tutelando l’ambiente come primaria risorsa della comunità, naturale contesto della vita sociale e fondamentale presidio della qualità della vita urbana. Le politiche attive saranno volte a riequilibrare il rapporto della città e del suo territorio con l’ambiente naturale, contenendo e riducendo l’impatto delle attività antropiche e valorizzando l’interazione diretta dei cittadini con la natura. La sensibilità politica di fondo, a cui uniformare tutte le azioni dell’amministrazione al fine di orientare le attività collettive e individuali della comunità, sarà quella di contrastare i cambiamenti climatici che, senza una progressiva e radicale modifica dei comportamenti umani, sono destinati a sconvolgere l’ecosistema, con gravi conseguenze per le comunità umane, a causa del surriscaldamento del clima per la sovraproduzione di gas serra, che contribuiscono a trattenere il calore nell’atmosfera.

Diversi gas serra sono prodotti dalle attività svolte e controllate dall’uomo. La maggior parte proviene dalla combustione dei carburanti di origine fossile (petrolio, carbone, metano) usati dai mezzi di trasporto, dagli opifici industriali, dagli impianti civili di riscaldamento e dai produttori di energia elettrica. Il gas che contribuisce maggiormente al surriscaldamento terrestre è l’anidride carbonica. Altri gas responsabili sono il protossido di azoto generato dai fertilizzanti in agricoltura; il metano prodotto dall’allevamento intensivo, dalle coltivazioni di riso, dalle discariche non controllate; i gas usati per la refrigerazione e nei processi industriali. Infine, la perdita massiva delle foreste determina una significativa riduzione dell’assorbimento naturale di anidride carbonica, appunto il principale gas serra che attraverso la fotosintesi clorofilliana è trasformato dalle piante in glucosio, necessario ai processi vitali vegetali, e in ossigeno, fondamentale per la vita e la sopravvivenza umane.

Conseguenze dei cambiamenti climatici sono i fenomeni atmosferici estremi, come alluvioni, siccità, trombe d’aria, uragani e grandinate, che si manifestano con frequenza e intensità sempre maggiori in tutto il globo, senza escludere il nostro territorio, e l’innalzamento del livello dei mari per l’aumentata temperatura e il disgelo delle calotte polari, una minaccia in prospettiva per le città che si affacciano sul mare come la nostra.

 

Il contrasto dei cambiamenti climatici deve essere necessariamente un processo che si sviluppa tanto su scala globale, attraverso gli accordi internazionali per impartire linee guida ai vari Paesi, quanto su base locale, tramite la promozione di buone pratiche e programmazioni virtuose. Questa seconda dimensione, che ci coinvolge come comunità territoriale, è tanto più urgente e indispensabile quanto più risulta carente la governance mondiale sul tema. Se vogliamo cambiare l’attuale indirizzo del pianeta, che porterà alla sua rovina secondo tutte le previsioni scientifiche in uno scenario più o meno lontano attraverso un progressivo processo di desertificazione, dobbiamo iniziare a cambiare i comportamenti nella nostra casa, nella nostra via, nel nostro quartiere, nella nostra città, con un approccio che ci coinvolge innanzitutto come cittadini in un’interazione sociale via via più ampia e complessa.

Secondo la cifra della partecipazione politica, la futura amministrazione di Marta Ruggeri procederà in questa direzione attivando processi di cittadinanza attiva, progetti amministrativi e programmazioni territoriali volti a ridurre l’inquinamento e a favorire la rinaturalizzazione della città e del territorio.

La politica ambientale sarà il filo verde che legherà tutte le politiche attive della futura amministrazione comunale di Marta Ruggeri, dalla conversione urbanistica verso il consumo zero di territorio, allo sviluppo dell’economia circolare in particolare nell’ambito dell’igiene urbana, dalla rigenerazione urbana con l’efficientamento energetico degli insediamenti civili e industriali alla mobilità sostenibile per una città a misura dei suoi abitanti più indifesi come i bambini e i disabili, passando per l’incentivazione dell’agricoltura biologica, lo sviluppo dei parchi urbani e delle aree verdi, la promozione di un programma di forestazione urbana. L’obiettivo da raggiungere sarà quello di una città sostenibile, attiva nei processi dell’economia circolare e alimentata da fonti energetiche rinnovabili.

 

6.1 La riduzione dei gas serra

Per ridurre i gas serra attraverso l’efficientamento energetico degli edifici, dei trasporti e delle attività produttive e la sostituzione delle fonti energetiche di natura fossile con quelle rinnovabili, fondamentale sarà l’implementazione del Piano d’azione per l’energia sostenibile e il clima (Paesc), approvato dall’amministrazione comunale nel marzo 2019 in una versione inadeguata, che dovrà essere aggiornata con una strategia d’intervento più complessiva e misure più efficaci.

Lo strumento di pianificazione rientra nel Patto dei sindaci per il clima e l’energia promosso dalla Commissione Europea nell’ottobre 2015, rinnovando la precedente iniziativa lanciata nel gennaio 2008, che mirava con il Piano d’azione per l’energia sostenibile (Paes) alla riduzione del 20% delle emissioni di anidride carbonica entro il 2020. Il nuovo strumento, spostando il termine al 2030, rafforza le misure contro i gas climalteranti, prevedendone l’abbattimento almeno per il 40% e integra queste politiche di mitigazione con quelle per l’adattamento delle comunità ai cambiamenti climatici, previa l’analisi della vulnerabilità e del rischio, al fine di incrementare con azioni di prevenzione la resilienza dei territori.

Innanzitutto, va rilevato il grave ritardo maturato sul punto delle amministrazioni comunali precedenti. Un ritardo culturale prima ancora che operativo per la mancata consapevolezza storica di quale importanza abbiano questi interventi per la tutela dell’integrità ambientale del territorio. La conseguenza è stata che il Comune di Fano ha aderito solamente dieci anni dopo la sua nascita, nel giugno 2018, al grande movimento europeo che coinvolge le autorità locali e regionali nella politica di contrasto ai cambiamenti, bypassando totalmente l’azione promossa da tante comunità territoriali per la riduzione entro il prossimo anno delle emissioni di gas serra del 20%.

Concretamente fino a oggi a Fano l’amministrazione comunale non ha fatto nulla per ridurre queste emissioni. Nessun intervento per incentivare il contenimento dei consumi energetici, nessuna azione per promuovere le fonti energetiche rinnovabili, nessuna conversione energetica del patrimonio edilizio comunale, nessuna misura per ridurre la produzione di rifiuti eliminando la plastica non biodegradabile o riducendo gli imballaggi, nessuna strategia per la limitazione del traffico cittadino e il trasferimento di quello di attraversamento fuori del centro abitato, nessuna azione per incentivare l’uso dei mezzi pubblici di trasporto e per coordinare gli orari della città per scuole, uffici e fabbriche al fine di evitare gli intasamenti della circolazione nelle ore di punta, con l’aggiunta del vulnus delle nuove strade costruite senza piste ciclabili.

Il Piano per l’abbattimento delle emissioni di gas serra è stato approvato a poco più di due mesi dalle elezioni comunali. Un piano che nasce carente della metà della strategia da pianificare, ovvero senza la parte relativa delle misure per l’adattamento del territorio ai cambiamenti climatici rinviata al prossimo anno al fine evidentemente di poter vantare in campagna elettorale l’adozione di questo strumento, totalmente nominale. Inoltre, il Piano di azione per l’energia sostenibile e il clima è vistosamente carente nella sua impostazione, perché non è accompagnato da un contestuale adeguamento sul piano energetico del Piano regolatore generale; non giustifica la scelta del 2005 come anno a base del calcolo per misurare l’abbattimento delle emissioni, distante un quarto di secolo dalla data termine della strategia; non contempla azioni di intervento nei settori dell’agricoltura e dell’industria responsabili di una quota significativa di emissioni, con il settore secondario che annovera a Fano due dei tre siti industriali a più alto consumo di energia della provincia di Pesaro Urbino (la centrale del gas Eni di Caminate e la Profilglass di Bellocchi), che secondo la certificazione del ministero dell’Ambiente rientrano nell’Emission trading system (Ets), il sistema per la gestione delle quote di emissioni di gas serra.

Tutto questo rende necessario un pronto adeguamento del Piano di azione per l’energia sostenibile e il clima al fine di renderlo uno strumento realmente efficace nella lotta all’inquinamento e ai cambiamenti climatici, allargando il campo delle azioni di mitigazione delle emissioni e fissando un obiettivo più ambizioso della riduzione di CO2 del 43% attualmente previsto. Nell’implementazione delle misure, fondamentale sarà la campagna di sensibilizzazione nei confronti degli operatori economici e dei cittadini sull’urgenza di modificare i comportamenti individuali e collettivi per tutelare l’ambiente come fondamentale risorsa da garantire ai nostri figli e ai figli dei nostri figli, considerando che le azioni di contrasto dei cambiamenti climatici sono rivolte anche al settore privato della società e dell’economia e che questo obiettivo sul piano globale e sul piano locale si sta rivelando la priorità culturale e operativa per tutti. Perciò lo deve essere innanzitutto della politica.

 

6.2 Il consumo zero del territorio

Il primo impegno in tema ambientale della futura amministrazione sarà quello di bloccare il consumo di suolo, cementificato in modo eccessivo e ingiustificato dalle precedenti amministrazioni comunali. L’indagine socioeconomica svolta di recente dall’università di Urbino per conto del Comune di Fano ha rilevato che negli ultimi 30 anni (dal 1991) il consumo urbanistico di suolo nel territorio comunale di Fano è stato disallineato rispetto alla crescita della popolazione con un incremento sostenuto degli edifici abitativi, commerciali e produttivi dall’inizio degli anni 2000, un incremento maggiore rispetto a quello dei comuni prossimi di dimensioni confrontabili quali Pesaro e Senigallia. E la crisi del settore dell’edilizia esplosa nel secondo decennio del 2000, con il calo dei valori immobiliari, ha contribuito in modo significato alla crisi economica registrata a Fano, con un’influenza anche sul crac del principale istituto bancario della regione. Tutto questo è stata la conseguenza di una concezione meramente espansiva e involuta della pianificazione urbanistica, fatta propria in particolare dal Piano regolatore approvato dall’amministrazione Aguzzi nel 2009, implementato senza alcuna prescrizione riguardo alla qualità dei materiali edili e alla classe energetica delle nuove costruzioni. Le esigenze abitative erano state gravemente sovradimensionate, stimando in origine uno sviluppo demografico al 2017 di oltre 71mila abitanti (sono stati realmente 60.978 al 31 dicembre 2017) e prevedendo, oltre a 2.000 nuove abitazioni come capacità insediativa residua del vecchio Prg, 3.825 nuove abitazioni come capacità insediativa aggiuntiva del nuovo Prg (quindi circa 6.000 nuovi alloggi a cui sono da aggiungere i 7.000 già esistenti e attualmente sfitti). È gravemente sovradimensionata anche la previsione delle zone a carattere commerciale e direzionale di nuova formazione che hanno previsto un incremento addirittura abnorme rispetto alla dotazione precedente, pari al 210% della superficie complessiva e al 230% della superficie utile lorda.

Le valutazioni correttive introdotte nell’iter di approvazione del Piano regolatore generale dall’amministrazione provinciale, che ha contenuto la previsione dell’incremento demografico a 68mila abitanti riducendo del 27% la stima del nuovo fabbisogno abitativo, non sono state sufficienti per eliminare la distorsione della pianificazione urbanistica. In particolare gli stralci delle previsioni espansive, le riperimetrazioni o le riduzioni dei carichi prescritti dalla Provincia hanno riguardato in modo marginale le zone a carattere commerciale e direzionale. A fronte di ciò, nel frattempo sono state presentate ulteriori varianti per convertire a destinazione commerciale e direzionale altre aree produttive e, in generale, sono state reiterate e infine approvate diverse delle previsioni residenziali e commerciali a suo tempo eliminate dalla Provincia.

L’amministrazione Seri ora in scadenza, dopo aver lungamente elaborato il piano strategico #Orizzonte Fano 2030, attivando anche un processo di partecipazione popolare, ha rinviato alla prossima amministrazione comunale la correzione di queste gravi distorsioni pianificatorie che costituiscono tuttora un’ipoteca sullo sviluppo futuro della città di Fano. Gran parte delle previsioni non hanno dato luogo a piani di lottizzazione per la crisi dell’edilizia, che ha lasciato incompiuti anche alcuni comparti urbanistici rilevanti come quelli del quartiere di San Martino e soprattutto di Gimarra Alta, dove gli scheletri degli edifici all’ingresso Nord della città hanno generato uno scenario di degrado urbano.

Scrupolo dell’amministrazione di Marta Ruggeri sarà quello di riequilibrare la pianificazione urbanistica. Preliminarmente sarà svolta una perimetrazione dell’urbanizzato esistente con un censimento degli edifici pubblici e privati sfitti, non utilizzati o abbandonati, che ne rilevi caratteristiche e dimensioni, così da disporre di un quadro aggiornato e completo delle aree urbanizzate e infrastrutturate esistenti e delle aree residue, distinguendo quelle di sviluppo previste dagli strumenti urbanistici ma ancora non attuate.

A questo riguardo, saranno ridefiniti i comparti con un meccanismo di incentivi e disincentivi fiscali e azzerando ove possibile gli indici di edificabilità nelle aree di espansione e di ricucitura urbana. In particolare, per le zone a destinazione residenziale e commerciale saranno accolte le richieste di cambio di destinazione d’uso, da edificabile ad agricola e a verde pubblico o privato, presentate dai cittadini al fine di non continuare a pagare l’aliquota Imu più gravosa prevista per le zone edificabili.

La linea di indirizzo sarà quella di soddisfare le esigenze abitative, produttive e infrastrutturali solo attraverso il riuso e la rigenerazione di aree già edificate o gravemente compromesse da precedenti urbanizzazioni, azzerando ulteriori previsioni di strutture commerciali di media e grande dimensione. Nell’interazione con la proprietà che salvaguardi l’interesse pubblico senza sacrificare quello privato, verrà dedicato un particolare impegno per il completamento di quelle aree urbane dove sono presenti scheletri edilizi e strutture incomplete o degradate.

Nelle lottizzazioni con la futura amministrazione diventerà vincolante il rispetto degli standard urbanistici riservati alla funzione di parcheggio, attraverso l’eliminazione della compensazione monetaria. Verrà valutato l’aumento dell’indice di permeabilità dei lotti edificabili al 30% della loro superficie. Nei territori rurali, sarà incentivato il recupero di edifici e infrastrutture o il recupero del suolo agricolo, anche mediante la demolizione di capannoni e altri fabbricati rurali strumentali abbandonati o incongrui rispetto al contesto e al paesaggio.

 

6.3 Le fonti rinnovabili

Uno dei principali obiettivi della futura amministrazione di Marta Ruggeri sarà quello di favorire il ricorso alle fonti rinnovabili per il riscaldamento e le attività civili e industriali finalizzato al risparmio energetico e alla riduzione delle emissioni di sostanze inquinanti, in particolare anidride carbonica e polveri sottili. A questo proposito nelle norme tecniche di attuazione del Piano regolatore generale dovrà essere inserita una prescrizione che obbliga a realizzare le nuove costruzioni, in base delle previsioni del Prg che non potranno essere convertite, secondo la classe energetica più evoluta, privilegiando per l’approvvigionamento energetico la fonte solare e quella geotermica.

 

6.3.1. La riprogettazione comunitaria

Con la stessa priorità sarà predisposto un programma operativo di rigenerazione urbana per migliorare la qualità edilizia, architettonica e urbanistica degli insediamenti e riqualificare sul piano fisico e sociale l’ambiente urbano. Si tratta di rilanciare l’immagine delle varie zone della città sul piano architettonico e quindi estetico e al tempo stesso valorizzarne le funzioni culturali, economiche e relazionali con una chiara attenzione agli aspetti ambientali.

Gli obiettivi da perseguire saranno da un lato lo sviluppo di parchi, giardini pubblici e zone dedicate al gioco e allo sport con spazi aperti e chiusi di incontro e relazione sociale per adulti, ragazzi e bambini, a vantaggio anche di specifici progetti culturali e delle attività artigianali o commerciali insediate nelle varie zone, e da un altro lato l’adeguamento antisismico delle strutture e il miglioramento dell’efficienza energetica degli impianti e degli involucri edilizi. Su questo piano operativo, che verrà corredato dalla previsione di incentivi e accompagnato dalla ricerca di finanziamenti agevolati europei e nazionali, sarà fondamentale consultare i residenti e gli operatori economici delle aree soggette a rigenerazione, con un’adeguata campagna di partecipazione e condivisione popolare affinché la riprogettazione dell’ambiente urbano sia frutto di un approccio e di un lavoro comunitari.

 

6.3.2 L’efficientamento energetico

In questo quadro, per il miglioramento delle prestazioni energetiche degli insediamenti urbani sarà incentivato il ricorso alle Esco (energy service company), società di servizi energetici che sulla base delle più aggiornate tecnologie e dei materiali più evoluti propongono interventi di efficientamento che si remunerano nel tempo con i risparmi conseguiti nel consumo di energia e assumono su di sé il costo dell’investimento e anche il rischio di un mancato risparmio. Un’opportunità per industrie, condomini e abitazioni private.

Le tecnologie più evolute consentono di costruire edifici a energia zero o energia quasi zero; si tratta di strutture, residenziali o produttive, che presentano un bilancio tra l’energia prodotta e quella consumata pari (Zero energy building, Zeb) o prossimo (Near zero energy building) a zero. Quest’ultima tipologia secondo una direttiva europea del 2010 è obbligatoria per tutti gli edifici di nuova costruzione dal 31 dicembre 2020. La legge italiana (decreto legislativo 192 del 2005) stabilisce che a partire dal 31 dicembre 2018 gli edifici di nuova costruzione utilizzati dalle pubbliche amministrazioni e di loro proprietà devono essere progettati e realizzati a energia quasi zero. Questa disposizione è estesa a tutti gli edifici di nuova costruzione da primo gennaio 2021.

Esiste anche la tecnologia Plus energy buildings, che consente di realizzare edifici iper efficienti che producono più energia di quella che consumano, e sono disponibili modalità di gestione come il Building automation and control system (Bacs), che controllano in modo automatico gli impianti di riscaldamento, ventilazione, aria condizionata e gli altri dispositivi della casa per ridurre i costi operativi e il consumo di energia.

Nello specifico, saranno sviluppati gli studi del progetto “Edifici intelligenti” rimasto purtroppo fino a oggi solo sulla carta, per abbattere le emissioni di anidride carbonica e la produzione di rifiuti utilizzando i fondi europei, commissionato dalla società partecipata Aset nel 2015, dopo la delibera del consiglio comunale e le intese tra i promotori Cna, Aset ed Erap.

La futura amministrazione, per la sua parte, provvederà a installare pannelli di solare termico e fotovoltaico sulle superfici sommitali degli edifici di proprietà comunale idonee a tale utilizzo e, attraverso la società Aset, svilupperà il sistema di illuminazione pubblica a led e automatizzato con relativa connessione dati estendendolo a tutto il territorio comunale.

Per favorire la diffusione degli autoveicoli a propulsione elettrica o ibrida verranno collocate in luoghi strategici della città colonnine per la ricarica delle batterie.

Al fine di sovrintendere e raccordare tra loro tutte le iniziative e al tempo stesso svolgere la funzione di interfaccia tra l’amministrazione comunale e i cittadini e le imprese, che dovranno implementare i progetti messi in campo, verrà istituito l’ufficio energia dotato di un proprio autonomo spazio web e di uno sportello aperto al pubblico per l’interazione con gli utenti, ai quali dovranno essere fornite tutte le informazioni su incentivi, finanziamenti, progetti e opportunità.

Inoltre, il Comune potrà incentivare la costituzione di una cooperativa energetica che associ i cittadini interessati alla possibilità di produrre e utilizzare energia proveniente da fonti rinnovabili, perseguendo l’obiettivo di ridurre i costi delle loro bollette e migliorare l’ambiente. La stessa cooperativa potrà sovrintendere, attingendo anche a fondi europei e favorendo l’accesso dei propri soci al credito agevolato, alla riqualificazione energetica degli edifici pubblici e privati con il passaggio degli impianti di riscaldamento alimentati da metano o gasolio ai sistemi con pompe di calore che utilizzano le fonti rinnovabili geotermica e solare.

 

6.4 La mobilità sostenibile

La futura giunta di Marta Ruggeri darà priorità alla rivoluzione della mobilità urbana per mettere in primo piano le esigenze dei pedoni e sviluppare le potenzialità degli spostamenti in bicicletta, incentivando al tempo stesso l’uso dei mezzi di trasporto pubblico e la condivisione tra più persone dei mezzi privati al fine di ridurre la circolazione complessiva dei veicoli. L’obiettivo di questa politica sarà quello di aumentare la vivibilità urbana in termini di accessibilità e sicurezza, minore inquinamento ambientale e miglioramento degli stili di vita, riguardo al benessere e alla salute fisica.

 

6.4.1 L’eliminazione delle barriere architettoniche

Per quanto riguarda l’accessibilità un’attenzione particolare verrà rivolta ai disabili, secondo il disegno di una città che sia realmente inclusiva, a partire dalla sua dimensione fisica e dalle esigenze di chi ha meno risorse. Si dovrà dare piena attuazione al Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche (Peba), adeguatamente aggiornato, un piano che sconta un grande ritardo operativo e inevitabilmente evidenzia un conseguente deficit culturale, visto che questo strumento di pianificazione fu introdotto da una legge del 1986, cioè ben 33 anni fa. Le barriere architettoniche dovranno essere eliminate a partire dall’assetto urbano, in particolare nei luoghi più significativi della città, e dagli edifici che ospitano servizi e uffici pubblici. Una particolare sensibilità sarà richiesta anche ai titolari di esercizi e di attività private aperti al pubblico perché Fano, dimostrandosi capace di accogliere nei suoi spazi di fruizione pubblica anche chi ha difficoltà di deambulazione diventi effettivamente una città a misura di tutti.

 

6.4.2 Le piste ciclabili e le aree pedonali

Verrà predisposto un piano urbano delle piste ciclabili da realizzare per stralci al fine di disporre di una rete di collegamenti per la mobilità pedonale e in bicicletta tra le frazioni, i quartieri, il centro e la zona mare, del tutta alternativa a quella del traffico motorizzato. Attraverso questi percorsi protetti ogni zona della città dovrà essere raggiungibile in sicurezza e in tempi relativamente brevi, secondo le potenzialità di una città medio piccola disposta completamente in pianura come Fano. Per la capacità promozionale della città e la forza attrattiva verso target mirati di turisti, verrà data priorità alla realizzazione di infrastrutture per il collegamento ciclopedonale tra il centro storico, la zona mare e il porto turistico e all’esecuzione del tratto della ciclovia Adriatica che raccorderà alla città le frazioni di Metaurilia, Torrette e Ponte Sasso.  

Nel centro storico sarà progressivamente ampliata l’area pedonale, istituendola anche nella zona mare e nei quartieri in comparti delimitati e strategici, individuati secondo il piano di rigenerazione urbana, per favorire le relazioni sociali e le attività economiche. Le modifiche della viabilità verranno condivise e concordata con residenti e operatori economici.

Per incentivare queste forme sostenibili di mobilità, nei punti nevralgici del centro storico e nei luoghi centrali dei quartieri e delle frazioni sarà posizionato un numero di rastrelliere adeguato a un uso incrementato delle biciclette così come nelle piazze, lungo i marciapiedi più spaziosi, nelle zone di aggregazione e di socialità dei poli decentrati della città verranno collocate più panchine; attrezzature di cui sarà adeguatamente curata anche l’estetica in relazione ai programmi di rigenerazione urbana.

Come effetto strettamente correlato, il maggior ricorso alla mobilità pedonale e ciclabile oltre a produrre vantaggi per l’ambiente in termini di minore inquinamento avrà benefici effetti sulla salute dei cittadini, indiretti per la riduzione di polveri sottili e diretti per il moto personale connesso agli spostamenti nell’ambiente urbano. L’utilizzo delle piste ciclabili sarà favorito anche dalla diffusione delle biciclette elettriche a pedalata assistita, che rendono accessibile questa forma di mobilità a ogni età.

 

6.4.3 Le zone 30 e l’intermodalità

A tale piano delle piste ciclabili si accompagnerà la ristrutturazione della viabilità ordinaria affinché la carreggiata riservata ai veicoli motorizzati si restringa progressivamente avvicinandosi al centro città e alle zone a più alta socialità dei quartieri e delle frazioni, dove sono concentrate le attività economiche e i servizi. Specularmente i marciapiedi diventeranno più spaziosi a vantaggio di chi si sposta a piedi. Una maggiore sicurezza sarà garantirà anche dall’istituzione di zone con il limite di velocità di 30 chilometri orari appunto nella prossimità del centro storico e delle zone più frequentate dei quartieri e delle frazioni.

Contestualmente verranno realizzati nuovi parcheggi scambiatori per la sosta gratuita nelle zone decentrate della città, prioritariamente lungo le direttrici Sud e Ovest, realizzando poli intermodali per la connessione tra le varie forme di mobilità a piedi, in bicicletta, in automobile, in autobus, in treno e anche in barca e in aereo per chi frequenta il porto e il campo d’aviazione; poli che consentiranno una fruizione della città sostenibile e funzionale alla ridisegnata viabilità. Il principale polo intermodale è quello di stazione ferroviaria e autostazione, connesso con un grande parcheggio scoperto e un funzionale parcheggio coperto, seppure poco utilizzato (il Vanvitelli). Per integrare e potenziare le funzioni di questo nodo di scambio verrà allestita anche una ciclostazione, prevedendo l’alloggio di centinaia di biciclette in un’area protetta da una tettoia e sottoposta alla videosorveglianza della polizia municipale.

Verrà potenziato il servizio di condivisione delle biciclette anche convenzionato con attività di vendita e riparazione di velocipedi; in particolare le postazioni di bike sharing dovranno essere collocate nei luoghi strategici come i parcheggi scambiatori, il capolinea degli autobus, la stazione del treno, il porto e l’aeroporto, oltre che nei principali luoghi di passaggio del centro storico e della zona mare.

Un servizio continuo di bus navetta elettrico, dotato di pedana per l’accesso delle carrozzine, verrà attivato a servizio del centro storico per collegare i vari punti dell’area pedonale con i parcheggi scambiatori presenti nella zona urbana e consentire un’agevole fruibilità del cuore urbano di Fano anche a chi ha difficoltà di deambulazione o è carico di pacchi, magari frutto di acquisti.

 

6.4.3.1 Lo spostamento della statale Adriatica

Funzionale a questa rivoluzione della mobilità urbana è lo spostamento all’esterno della città del traffico veicolare di attraversamento, che ora assedia il centro storico con gravi disagi riguardo al caos viario, ai pericoli stradali e all’inquinamento atmosferico. Tale traffico percorre la statale Adriatica e proviene dalla superstrada Fano Grosseto e dall’autostrada fino agli snodi viari davanti a Porta Maggiore e all’imbocco di via Cavour. L’obiettivo, da conseguire in tempi relativamente brevi, è quello di realizzare una strada di collegamento con Pesaro alternativa alla statale Adriatica, il cui tracciato costiero tra Pesaro e Fano è del tutto inadeguato anche per il carico antropico dell’affluenza alle spiagge, che nel periodo estivo trasforma questo tratto in una sorta di lungomare con conseguenti rallentamenti della circolazione e gravi rischi. Si tratta di individuare il percorso che presenti il minore impatto ambientale, utilizzando sul versante fanese le opere compensative della terza corsia dell’A14 in corso di realizzazione da parte della società Autostrade, attualmente prive di uno sbocco verso Nord dopo la bocciatura del casello autostradale di Fenile per l’eccessivo impatto ambientale. A questa nuova strada verso Pesaro andrà raccordato il tracciato della strada interquartieri, che ugualmente non ha sbocchi verso Nord e non presenta sviluppi sostenibili alternativi a questo raccordo essendo disfunzionale, per l’inadeguatezza della statale Adriatica, oltre che estremamente oneroso, il prolungamento dell’interquartieri fino a Gimarra.

 

6.4.4 La riduzione dello smog: orari, autobus, veicoli condivisi

Essenziale per migliorare la vivibilità urbana è ridurre l’inquinamento atmosferico, che raggiunge la più alta concentrazione in corrispondenza degli snodi viari – attualmente tutti nel tessuto urbano – nei momenti di congestione del traffico motorizzato, i cosiddetti orari di punta che si ripetono più volte nell’arco della giornata all’interno della città a causa dell’attuale viabilità asfittica per carenze di infrastrutture e di organizzazione.

Perciò, previa concertazione con le associazioni di categoria, gli enti e le aziende, la prima misura sarà la predisposizione del Piano dei tempi e degli orari della città per una redistribuzione ragionata dei flussi veicolari nel tessuto urbano, in termini di consegna delle merci e di ingresso e di uscita dalle scuole, dagli uffici e dalle imprese.

Contemporaneamente al fine di ridurre traffico e smog si opererà per contenere quanto più possibile il numero dei veicoli in circolazione. In tal senso verrà promossa una campagna per incentivare l’uso dei mezzi del trasporto pubblico locale, potenziando in particolare i collegamenti con la zona industriale e rafforzando il servizio a chiamata per i quartieri a bassa densità abitativa e per le frazioni con l’eventuale coinvolgimento di un servizio taxi cittadino a tariffe concordate.

Al tempo stesso, sarà dato impulso alla condivisione degli autoveicoli privati tra più persone per i percorsi comuni di lavoro, studio e svago. Il car pooling presenta per chi ne fruisce anche il vantaggio della riduzione delle spese personali, attraverso un contributo dei passeggeri alle spese di chi fornisce il mezzo. La buona pratica sarà promossa, sull’esempio di altre amministrazioni locali, attraverso lo sviluppo di un software dedicato, dotato di portale e applicazione per dispositivi mobili, che consentirà a chi si registra di indicare ora e luogo di partenza per l’esigenza personale di trasporto, segnalando la disponibilità o meno del mezzo privato, e che metterà in contatto tra loro gli utenti che abbiano bisogni simili. Il sistema informatico, attivabile per mete urbane ed extraurbane, garantirà la sicurezza degli utenti, identificandoli e monitorando la composizione degli equipaggi, e al tempo stesso ne tutelerà la riservatezza attuando la condivisione dei contatti solamente tra i passeggeri del medesimo percorso. Nella regolazione dei flussi veicolari, questo servizio potrà rivelarsi particolarmente utile, per esempio, per quanti dalle zone più lontane del territorio o da altri comuni necessitano di recarsi in centro storico o per le migliaia di lavoratori che quotidianamente frequentano la zona industriale di Bellocchi.

Completano il programma per ridurre le emissioni di polveri sottili da traffico lo sviluppo della rete di piste ciclopedonali per favorire la mobilità dolce nella città e negli spostamenti da e verso le frazioni, l’organizzazione dei nodi di scambio della mobilità (in particolare fra treno, autobus, autoveicolo e bicicletta) anche con l’allestimento di nuovi parcheggi scambiatori in periferia e l’attivazione di un servizio di bus elettrico per i collegamenti con il centro storico, l’installazione in punti strategici della città delle colonnine di ricarica delle auto elettriche per incentivarne la diffusione, lo spostamento all’esterno della città del traffico di attraversamento tramite la realizzazione di una nuova strada per Pesaro e la riduzione della superficie carrabile delle strade nell’avvicinamento al centro storico con il contestuale allargamento del marciapiedi.

 

6.5 L’economica circolare

La futura amministrazione della sindaca Marta Ruggeri si impegnerà per divulgare la cultura e le pratiche dell’economia circolare, ossia di un sistema economico pianificato per riutilizzare i materiali in successivi cicli produttivi, riducendo al massimo gli sprechi. Il modello economico lineare, che ha governato lo sviluppo sociale pressoché fino ai nostri tempi, si basa sul consumo progressivo di materie prime, fonte finora di un massivo inquinamento ambientale, ed è messo in crisi dalla dotazione limitata delle risorse. Le iniziative per migliorare l’efficienza del sistema, riducendo il consumo di energia per unità di produzione, ritardano la crisi finale ma non risolvono il problema delle materie prime, che sono sempre più esigue. La transizione al modello economico circolare, concepito sul piano teorico dalla fine degli anni ‘70 e promosso nel secondo decennio del 2000 dalle politiche europee e nazionali, è dunque indispensabile.

Quello circolare è un sistema che in tutte le fasi, dalla progettazione, alla produzione, al consumo, fino alla destinazione dei prodotti a fine vita, sfrutta ogni opportunità per limitare l’apporto di materia ed energia e minimizzare scarti e perdite, ponendo attenzione alla prevenzione dell’inquinamento ambientale e alla creazione di nuovo valore sociale e territoriale. È, dunque, un modello economico utile a contrastare i cambiamenti climatici e a generare ricchezza economica e benessere sociale.

Nell’economia circolare le azioni promosse contribuiscono a chiudere il cerchio del ciclo di vita dei prodotti, incrementando il riciclaggio e il riutilizzo e arrecando vantaggi sia all’ambiente che all’economia. Si usano le materie prime vergini, i prodotti, i rifiuti e le materie prime secondarie riciclate per un nuovo ciclo produttivo, favorendo i risparmi energetici e riducendo le emissioni di gas a effetto serra. Le politiche attive di un’amministrazione comunale e anche i comportamenti dei singoli influiscono sull’economia circolare che valorizza i benefici apportati dalle attività economiche ai territori e alle comunità locali.  Oltre a un valore economico, l’economia circolare genera un valore sociale applicando il principio dell’inclusione nei confronti dei soggetti svantaggiati e condividendo i dati ambientali e i risultati dei processi produttivi per creare maggiore consapevolezza e partecipazione alle scelte, anche in riferimento alle ricadute sui beni comuni.

Il principale settore, con stringenti ricadute economiche e ambientali, per l’applicazione dei principi dell’economia circolare su base territoriale è quello dell’igiene urbana e del trattamento dei rifiuti. Fondamentale è anche la gestione corretta del ciclo idrico integrato, che riproduce su scala sociale la circolarità della dinamica delle acque rappresentata in natura dal ciclo idrogeologico.

L’economia blu è la frontiera più avanzata dell’economia verde, che valorizza i principi della circolarità economica andando oltre l’esigenza di ridurre l’impatto ambientale delle attività produttive per postulare la necessità di nuovi modelli economici in grado di conciliare sostenibilità ambientale e reddittività imprenditoriale. Il presupposto fondamentale è quello di utilizzare in modo più efficiente e circolare le risorse, riorganizzando il sistema e sfruttando in modo innovativo le tecnologie ai fini del riuso e del riciclo. Si tratta di favorire la transizione da un’economia di prodotto a un’economia di sistema, un grande salto culturale verso una sostenibilità economica e ambientale che deve coinvolgere l’intera comunità a partire dalla valorizzazione del territorio e dall’attitudine collaborativa tra i diversi interlocutori in gioco. In questo senso, la futura amministrazione di Marta Ruggeri, attraverso la pianificazione territoriale e le politiche attive, favorirà l’implementazione di questa logica economica con adeguati sgravi tributari alle nuove imprese che ne adottino il modello sostenendo la ricerca in questa direzione attraverso l’allestimento, in collaborazione con altri enti e istituzioni, di un parco tecnologico, al fine di mirare alla creazione di uno specifico sistema locale di sviluppo.

 

6.5.1 La politica ambientale di Aset

Il principale strumento per sviluppare la politica ambientale dell’amministrazione comunale di Fano è la società dei servizi pubblici locali Aset spa, a capitale interamente pubblico partecipato da 14 Comuni delle valli del Metauro e del Cesano, di cui il Comune di Fano possiede il 97,15% di azioni. Un’azienda controllata dagli enti soci secondo il modello in house providing, che conta 270 dipendenti e gestisce servizi fondamentali per la comunità locale come l’approvvigionamento idrico, la depurazione e lo smaltimento di acque reflue, l’igiene ambientale, il laboratorio analisi, l’illuminazione pubblica, le farmacie comunali, gli impianti termici, la sosta a pagamento, l’imposta di soggiorno e la manutenzione del verde pubblico.

Per la futura amministrazione di Marta Ruggeri sarà fondamentale mantenere l’indipendenza di Aset spa rispetto all’obiettivo dell’incorporazione da parte del colosso delle multiutility, Hera, quotato in borsa e socio privato di Marche Multiservizi, l’azienda pesarese partecipata parzialmente dagli enti locali, la cui gestione privatizzata mira alla massimizzazione dei profitti, secondo gli interessi degli azionisti. Tale indipendenza di Aset, soggetta a un controllo analogo a quello degli uffici comunali, consente al Comune di Fano di mantenere il controllo delle reti e degli impianti e di incidere sulle politiche aziendali e la gestione dei servizi (pur dovendo la società operare in esecuzione degli indirizzi decisi in sede regionale e di Assemblea territoriale d’ambito). Nonostante ci siano margini di miglioramento, Aset ha finora garantito agli utenti una migliore qualità del servizio e maggiori investimenti in rapporto all’attività svolta rispetto ai comuni limitrofi che hanno un contratto di servizio con Marche Multiservizi.

Pertanto, l’obiettivo per Aset dovrà essere la crescita di dimensioni, tramite l’acquisizione di nuovi contratti di servizio con le amministrazioni comunali che apprezzano la qualità delle prestazioni erogate. L’amministrazione della sindaca Marta Ruggeri, inoltre, difenderà con forza, insieme all’indipendenza, anche gli interessi della propria partecipata nel processo di accentramento della gestione del servizio idrico integrato e di quello di igiene urbana nella prospettiva dell’affidamento a un unico operatore nell’ambito territoriale provinciale.

La politica di Aset sarà volta a migliorare la qualità dei servizi forniti, quale fondamentale contributo dell’azienda alla tutela dell’ambiente e al benessere dei cittadini. In tale prospettiva, i dividendi a favore dei Comuni soci dovranno diventare obiettivi secondari rispetto agli investimenti nei servizi ed al contenimento delle tariffe a carico dei cittadini. Per tale ragione il sistema incentivante del management, attualmente basato su obiettivi meramente economici, sarà spostato sul raggiungimento di risultati qualitativi, declinati in termini di efficacia del servizio, tutela ambientale e contributo alla realizzazione dell’economia circolare secondo le indicazioni delle quattro direttive comunitarie in materia (849-850-851-852/2018).

 

6.5.2 La gestione dei rifiuti

La giunta della sindaca Marta Ruggeri porrà ad Aset l’obiettivo di una gestione più virtuosa dei rifiuti, sostanzialmente con due obiettivi: la riduzione della produzione pro capite e il raggiungimento di una percentuale di raccolta differenziata superiore all’80% per quantità e migliore per qualità della differenziazione. L’azienda in materia di igiene urbana dovrà proseguire e rafforzare le politiche delle cosiddette 4 R, ovvero riduzione, riuso, riciclo e recupero dei rifiuti, rinunciando a fare business, con conseguenti maggiori costi ambientali, sul trattamento dei rifiuti provenienti da fuori provincia.

 

6.5.2.1 La tariffa puntuale

Innanzitutto, dovrà essere introdotto da Aset la tariffazione puntuale, che consente di fatturare agli utenti il costo dello smaltimento dei rifiuti effettivamente prodotti raccogliendo con il porta a porta e misurando la frazione indifferenziata. La tariffa applica un incentivo economico premiante dei comportamenti virtuosi: meno rifiuti indifferenziati vengono prodotti, meno si paga. Questo metodo per la formazione delle bollette perfeziona l’approccio ecologico che la futura amministrazione comunale intende perseguire nella gestione dei rifiuti secondo i principi dell’economia circolare.

Il corollario è che dovranno essere migliorate, appunto, la percentuale e la qualità della raccolta differenziata, sia incentivando i comportamenti virtuosi degli utenti mediante adeguate campagne di sensibilizzazione con il coinvolgimento nel raggiungimento degli obiettivi di comunità, sia sanzionando attraverso la videosorveglianza e le guardie ecologiche i comportamenti irresponsabili relativi all’impropria differenziazione e allo scorretto conferimento dei rifiuti. La cattiva selezione dei rifiuti da parte degli utenti comporta un costo aggiuntivo di qualche centinaio di migliaia di euro per il materiale estraneo presente e per il recupero dei rifiuti speciali o ingombranti abbandonati fuori dei cassonetti. Inoltre, ciò che non può essere riciclato perché mal differenziato finisce in discarica con danno per la produttività economica del sistema.

 

Altra conseguenza sarà che la riduzione dei conferimenti in discarica per effetto della raccolta differenziata non dovrà più essere vanificata dall’arrivo di rifiuti provenienti da fuori provincia e da fuori regione per fare cassa (come accaduto con le amministrazioni sia di centrodestra che di centrosinistra), bensì si dovrà valorizzare e proteggere con un valore strategico di interesse sociale, a tutela della conservazione dell’ambiente, l’allungamento della vita utile della discarica.

 

6.5.2.2 La riduzione degli scarti pro capite

L’amministrazione di Marta Ruggeri aderirà alla strategia Rifiuti zero, che vede negli scarti urbani e industriali non rifiuti bensì risorse. Con l’obiettivo della prevenzione dei problemi ambientali legati allo smaltimento, si dovranno promuovere buone pratiche per una minor produzione di rifiuti sia da parte dei consumatori che delle imprese, perseguendo l’obiettivo di un significativo e progressivo calo dei valori pro capite. Un particolare riguardo sarà rivolto alla riduzione degli imballaggi inutili, dei contenitori e dei prodotti usa e getta e alla promozione dei prodotti alla spina. La futura amministrazione ricercherà accordi e firmerà protocolli con i supermercati appunto per favorire il contenimento degli imballaggi e il riuso dei contenitori, consentendone il riempimento a ogni rifornimento, penalizzando quelli usa e getta. Si dovrà promuovere l’uso dei vuoti a rendere e la riparazione e il riutilizzo degli oggetti usati, anche mediante il coinvolgimento delle associazioni di cittadinanza attiva.

Sarà attivato a cura di Aset un centro del riuso al quale gli utenti potranno conferire oggetti dismessi che, previa manutenzione o restauro, potranno essere recuperati all’uso nelle forme più opportune, senza escludere quelle della solidarietà.

Verrà promosso, prevedendo anche incentivi sulla Tari, il compostaggio domestico della frazione organica dei rifiuti e dei residui di potature e foglie per produrre un fertilizzante naturale da utilizzare nella concimazione di giardini e orti, il cui sviluppo sarà a sua volta incentivato nei quartieri e nelle frazioni. Verrà sostenuto con un’adeguata campagna di comunicazione mediatica rivolta a tutti gli utenti il consumo dell’acqua del rubinetto, per la sua qualità organolettica e con il vantaggio dell’eliminazione delle bottiglie di plastica.

Particolarmente sensibile sul piano etico saranno il coordinamento e l’incentivazione delle attività di raccolta presso i punti vendita degli alimenti prossimi alla scadenza per la distribuzione alle mense comunitarie e alle famiglie in difficoltà economica, attraverso associazioni di volontariato e canali dedicati come quelli della Caritas. Monitorando le pratiche di solidarietà già in atto e promuovendone di ulteriori si potrà verificare, sulla base delle quantità residuali di alimenti mandate eventualmente al macero soprattutto dalla grande distribuzione, la fattibilità della creazione di linee di vendita a prezzi agevolati al fine di ridurre la produzione di rifiuti.

In particolare, sarà promossa una campagna ad hoc per un calo drastico dell’uso della plastica, che in gran parte finisce in mare causando l’80% dell’inquinamento e mettendo a rischio la sopravvivenza di 115 specie marine. Occorre diffondere la consapevolezza che la plastica è il prodotto sintetico a più lunga conservazione che si degrada completamente solo in centinaia di anni. Bottiglie, imballaggi, reti da pesca, sacchetti, tappi e qualunque altro oggetto in plastica una volta finiti in acqua, per l’azione dell’erosione e delle correnti, si spezzano in frammenti che possono raggiungere dimensioni minime, inferiori ai 5 millimetri di diametro, e che costituiscono una fra le principali cause di morte per soffocamento di molti pesci e uccelli marini poiché vengono scambiati per cibo e perciò ingeriti. Si calcola che negli ultimi 65 anni, quando la produzione di plastiche industriali si è moltiplicata di 180 volte (passando da 2 milioni di tonnellate del 1950 a 380 del 2015) sono stati prodotti 8.300 milioni di tonnellate di questo materiale, di cui solo il 20% è stato correttamente riciclato o smaltito, il resto è finito disperso nella terra o nelle acque contaminando ecosistemi dall’equilibrio fragile. Per questo materiale la promozione dei comportamenti virtuosi secondo la regola delle 4 R è paradigmatica e significa ridurre l’uso della plastica optando per altri materiali per i prodotti d’uso e gli oggetti con funzione di contenitori, riusare gli oggetti scegliendo i vuoti a rendere, riciclare i rifiuti con la raccolta differenziata e recuperare i prodotti dando loro nuova vita tramite utilizzi innovativi al momento di scartarli.

Pertanto, sarà avviata o sostenuta la campagna per eliminare già a partire da quest’anno, con due anni di anticipo rispetto alla direttiva comunitaria che entrerà in vigore nel 2021, l’uso dei prodotti monouso di plastica sulle spiagge e nel resto del territorio comunale, da sostituire con prodotti dal materiale biodegradabile.

 

6.5.2.3 Il digestore anaerobico

Secondo gli indirizzi della Regione e dell’Assemblea territoriale d’ambito di Pesaro Urbino, che sono competenti per legge sulla gestione integrata dei rifiuti, il territorio provinciale dovrà dotarsi di un impianto per il trattamento meccanico biologico (Tmb) dei rifiuti indifferenziati e di un impianto per il trattamento della frazione organica da rifiuti solidi urbani (Forsu). La posizione che la futura giunta di Marta Ruggeri assumerà, auspicando che sia condivisa dalle altre amministrazioni comunali presenti nell’assemblea, prevede un dimensionamento massimo dei suddetti impianti in base alle reali esigenze di smaltimento dell’ambito provinciale, tenendo conto della tendenza alla diminuzione della frazione indifferenziata e all’aumento di quella organica conseguenti alla diffusione del metodo di raccolta differenziata porta a porta.

La futura amministrazione contrasterà fermamente il tentativo in atto nell’assemblea territoriale d’ambito di sovradimensionare l’impianto di trattamento meccanico biologico programmato presso la discarica di Ca’ Asprete, nel comune di Tavullia, prevedendo una capacità di 100mila tonnellate all’anno, contro le 65mila dal piano regionale. Tale previsione, infatti, non è funzionale alla politica di tutela dell’ambiente bensì alla prosecuzione dello sfruttamento economico della gestione dei rifiuti accogliendo i conferimenti da fuori provincia al fine di produrre utili, secondo la strategia del socio privato Hera di Marche Multiservizi, piuttosto che alla politica di tutela dell’ambiente. Questo indirizzo comporterà un conseguente smaltimento maggiorato con costi elevati (e conseguenti elevate tariffe a carico degli utenti) nella discarica dei rifiuti solidi urbani e assimilati di Monteschiantello di Fano, l’unica che rimarrà aperta in tutta la provincia, e nei termovalorizzatori/inceneritori gestiti da Hera.

Infine, per quanto riguarda il trattamento della frazione organica dei rifiuti solidi urbani, si deve prendere atto che nel piano d’ambito in discussione è previsto un impianto unico con tecnologia di digestione anaerobica e produzione di biometano, in linea con i principi dell’economia circolare, da realizzare vicino alle località di maggior produzione, ovvero nella zona costiera della provincia dove il carico antropico è maggiore. Anche in questo caso la posizione della futura amministrazione sarà nettamente contraria a un sovradimensionamento dell’impianto rispetto alle esigenze prospettiche di medio periodo dell’ambito provinciale. Non solo. La giunta di Marta Ruggeri opererà per la riduzione dei conferimenti nel digestore anaerobico, anche per limitare il traffico di mezzi pesanti da e per l’impianto, privilegiando la gestione di prossimità dei rifiuti organici e degli sfalci. Perciò, verrà appoggiata la proposta di legge regionale 222/2018 del consigliere regionale Piergiorgio Fabbri, che prevede incentivi per la realizzazione di piccoli impianti di compostaggio nelle località rurali allo scopo di trattare in modo diffuso una parte dei rifiuti organici e di ridurre di conseguenza la quantità da smaltire nel digestore anaerobico. Nel caso in cui la localizzazione dell’impianto dovesse riguardare il territorio comunale si dovrà preliminarmente verificare la compatibilità della localizzazione nel sito di Monteschiantello; in ogni caso la futura amministrazione contrasterà ogni scelta che non sia condivisa con la popolazione e si batterà affinché l’impianto sia realizzato e gestito interamente da Aset spa.

 

6.5.3 Il ciclo idrico integrato

Per la giunta della sindaca Marta Ruggeri l’acqua è un bene comune primario e il ciclo idrico integrato deve essere gestito secondo criteri pubblicistici, garantendo la qualità del servizio a tutela della salute pubblica e della protezione dell’ambiente. Nella gestione del servizio dovrà trovare applicazione la volontà popolare espressa nel referendum del 13 giugno 2011 per l’acqua pubblica contro ogni privatizzazione. Nell’erogazione del servizio idrico attraverso l’azienda Aset dovranno essere assicurate prestazioni di carattere sociale agli utenti meno abbienti.

Le linee di indirizzo per Aset daranno priorità all’investimento dei proventi del servizio nell’efficienza della rete di distribuzione e nella riduzione delle perdite dell’acquedotto. Sarà programmato lo sdoppiamento della rete fognaria per separare le acque nere dalle acque meteoriche. Lo scopo sarà il miglior utilizzo dei depuratori, evitando l’immissione di acque piovane per il contenimento del carico da trattare e prevenendo la presenza di idrocarburi dilavati dalle strade nei residui di depurazione utilizzabili come fertilizzante. Altro obiettivo è la riduzione degli sversamenti in mare di acque inquinate da reflui domestici ed industriali in occasione di copiose precipitazioni che sovraccaricano la rete fognaria facendo entrare in funzione gli scolmatori.

Inoltre, dovranno essere portati a termine con celerità il progetto della vasca di prima pioggia a tutela della spiaggia di Arzilla e il progetto del potabilizzatore, tramite un processo di osmosi, delle acque di falda superficiale ricche di nitrati, per prevenire le crisi di approvvigionamento idrico nelle stagioni siccitose. L’utilizzo delle falde superficiali, infatti, deve essere considerata prioritaria rispetto al ricorso all’uso delle acque minerali profonde caratterizzate da lunghi periodi di ripristino naturale delle riserve, quali lo sfruttamento del pozzo del Burano e altri progetti analoghi di perforazioni profonde.

In merito alle situazioni di disagio economico, deve essere effettivamente garantita la distribuzione gratuita del quantitativo minimo vitale di 50 litri di acqua a persona, agendo in sinergia con i servizi sociali comunali per evitare le interruzioni del servizio.

Inoltre, Aset dovrà aumentare il fondo per le famiglie in difficoltà economica a integrazione delle bollette.

In relazione alle perdite occulte, va esteso e garantito il funzionamento del sistema di lettura remota che consente la rilevazione tempestiva dei consumi anomali, oltre a prevedere una congrua franchigia a favore dell’utente incolpevole. I consumi anomali oltre franchigia devono essere fatturati alla tariffa minima, per evitare che il gestore possa lucrare sulle perdite occulte e non avere interesse a monitorare ed attivarsi in tempi rapidi. Deve inoltre essere garantita la possibilità degli utenti di coprirsi dai rischi delle perdite occulte mediante un’equa assicurazione.

 

6.6 Il patrimonio verde

Gli alberi sono vita, consumano anidride carbonica e producono ossigeno, oltre all’aspetto ornamentale migliorano la vivibilità dell’ambiente urbano, bonificando l’aria dalle sostanze inquinanti e proteggendo vie e abitazioni dalle ondate di calore. Una piantumazione diffusa di alberi costituisce una fonte di benessere per tutti gli esseri viventi, a partire dalle persone, oltre a un significativo presidio contro i cambiamenti climatici. Perciò la giunta della sindaca Marta Ruggeri tra le sue priorità promuoverà un progetto partecipato di riforestazione urbana unendo le politiche di lotta all’inquinamento atmosferico e di rigenerazione della città, attraverso il coinvolgimento attivo dei cittadini come singoli e nelle formazioni sociali in cui operano. Il patrimonio verde contribuisce in maniera determinante alla qualità della vita urbana e la futura amministrazione comunale gli dedicherà una particolare cura attraverso lo sviluppo delle aree alberate, la creazione di zone verdi attrezzate, la promozione degli orti urbani, l’estensione di giardini e parchi pubblici e la partecipazione popolare nella manutenzione di questa fondamentale risorsa ambientale. Sarà confermato l’affidamento ad Aset della gestione del verde pubblico urbano, per il quale verrà approvato un regolamento ad hoc destinando a questo settore più risorse e più cura. La società per i servizi pubblici locali si occupa già della cura di un patrimonio di 14mila alberi e della manutenzione di 399 aree verdi: si tratta di parchi, aiuole, rotatorie e giardini degli edifici scolastici per un totale di quasi 50 ettari e mezzo. Nei quartieri e nelle frazioni sarà incentivato l’affidamento della cura di parchi e giardini alle associazioni di volontariato o a comitato di cittadini, sotto la supervisione di Aset. Attività dimostrative saranno promosse nelle scuole nell’ambito dell’educazione ai temi ambientali con la partecipazione guidata degli alunni alla manutenzione dei giardini degli istituti e di piccole aiuole. Convenzioni ad hoc potranno essere stipulate con le aziende agricole per la cura del verde pubblico in prossimità della sede delle loro attività.

 

6.6.1 La forestazione urbana

Sull’esempio di altre virtuose amministrazioni comunali, la giunta della sindaca Marta Ruggeri lancerà il progetto di forestazione urbana “Cuore verde” nell’ambito del programma #fanodamare con l’obiettivo di dotare nei prossimi 5 anni le aree verdi della città di altri 6.000 alberi con il contributo di cittadini, associazioni, aziende ed enti di Fano; una grande partecipazione collettiva da promuovere allo scopo di arricchire la città di un nuovo albero ogni 10 abitanti al fine di portare a 20.000 la dotazione arborea complessiva del territorio.

Gli alberi assolvono a molteplici azioni benefiche: l’ombreggiamento e la riduzione della temperatura dell’aria e del suolo, il miglioramento qualitativo dell’aria attraverso l’immissione di ossigeno e la sottrazione di anidride carbonica,  la captazione tramite la chioma delle particelle di agenti tossici e inquinanti in sospensione nell’aria, la funzione estetica e ornamentale, la funzione ricreativa, la creazione di microhabitat e corridoi ecologici per la microfauna (animali e insetti) e soprattutto per l’avifauna.

Una legge poco applicata e pochissimo conosciuta, la numero 10 del 2013, riconosce il 21 novembre come “giornata nazionale degli alberi”, da celebrare con iniziative di educazione ambientale nelle scuole e di messa a dimora di piantine di specie autoctone nelle aree pubbliche di ciascun comune, e obbliga i comuni con più di 15.000 abitanti a piantare un albero per ogni bambino nato o adottato. È stato anche istituito presso il ministero dell’Ambiente un ente che ha il compito di vigilare e controllare che questa legge venga rispettata. L’amministrazione comunale di Fano anni fa aveva avviato questo progetto con una campagna pubblica di piantumazione degli alberi organizzata con il coinvolgimento dei bambini delle scuole dell’obbligo. Si tratta di riprendere quel percorso e di estenderlo con la partecipazione di tutti i cittadini.

Il contributo al progetto dell’amministrazione comunale sarà appunto quello di mettere a dimora un albero per ogni neonato e bambino adottato residente nel territorio, con l’impegno di fornire alla persona che ha richiesto la registrazione anagrafica informazioni dettagliate riguardo alla tipologia dell’albero e al luogo della piantumazione. L’obiettivo dei 6.000 alberi nel quinquennio dovrà essere raggiunto con il contributo dei fanesi chiamati a finanziare la messa a dimora attraverso azioni di cittadinanza attiva; saranno preliminarmente individuate le aree di proprietà comunale da riservare al progetto, ogni singolo cittadino o azienda o associazione o ente potrà scegliere nell’ambito di una varietà di specie arboree preventivamente selezionate quale adottare in base a un prezzario definito, le piantumazioni verranno organizzate in giorni prestabiliti e i cittadini aderenti al progetto potranno anche eseguirle in prima persona. Per incentivare con relazioni virtuose la campagna, sarà anche possibile donare un nuovo albero a una persona cara, così come a disposizione del progetto potranno essere messi terreni e aree verdi di proprietà privata.

Tra le altre date dell’anno in cui potranno essere sviluppate iniziative, il 21 novembre sarà quella di riferimento del progetto “Cuore verde”, con una grande iniziativa pubblica di messa a dimora degli alberi e di educazione ambientale promossa in collaborazione con gli istituti scolastici. Le zone oggetto della riforestazione urbana diventeranno luoghi privilegiati di socializzazione attraverso iniziative di formazione e informazione ambientali, attività fisiche all’aria aperta e giochi con bambini organizzati dalle associazioni della città e dal Comune. Sarà sempre garantita la fruizione pubblica delle nuove zone alberate attraverso la predisposizione di sentieri e panchine. La loro manutenzione verrà affidata alla società di servizi pubblici locali Aset alla stregua del resto del verde pubblico.

Il progetto “Cuore verde”, finalizzato a migliorare in modo significativo la vivibilità di Fano, sarà sostenuto da una campagna di comunicazione pubblica che porrà l’accento sul problema dei cambiamenti climatici e sulle buone pratiche personali, di gruppo e di comunità da adottare per salvare l’ambiente dall’inquinamento.

 

6.6.2 I parchi e i giardini

I processi di rigenerazione urbana promossi dalla futura amministrazione oltre a migliorare il decoro e l’efficienza energetica della città, saranno volti a riorganizzare le aree e gli spazi pubblici in relazione all’incontro e al soggiorno dei cittadini, funzioni che verranno potenziate in particolare riguardo al verde pubblico. I parchi e i giardini pubblici saranno sviluppati per estensione territoriale e organizzazione logistica con la dotazione di attrezzature appropriate. Tutti i quartieri e le frazioni verranno dotati di adeguate zona verdi destinate elettivamente a funzioni sociali e ricreative, oltre che al riequilibrio urbanistico e ambientale, soprattutto attraverso la dotazione di alberi a scopi ornamentale ed ecologici, a partire dal miglioramento della qualità dell’aria.

Perciò tali aree saranno attrezzate con giochi per bambini, anche quelli funzionali ai soggetti diversamente abili, e con attrezzi ginnici, laddove sarà possibile promuovere un programma specifico attraverso il coinvolgimento di associazioni di quartiere o sportive per sviluppare attività sportive all’aperto per tutte le età, in particolare per i giovani e gli anziani, ossia per le fasce di popolazione che generalmente dispongono di maggior tempo libero e perciò possono esaltare le funzioni aggregative degli spazi verdi secondo la filosofia di una maggiore vivibilità e di una più ampia fruizione delle zone urbane pubbliche. Queste aree verdi dovranno essere collegate a piste ciclabili.

Di fondamentale importanza sarà la realizzazione del grande parco urbano compreso tra l’aeroporto e il quartiere Vallato. Esteso su un’area di 45 ettari, che insieme ai contigui 120 ettari dell’aeroporto formano l’unica ampia zona pianeggiante della fascia costiera sfuggita alla cementificazione, il parco darà un fondamentale contributo al miglioramento della qualità della vita dei residenti fanesi assolvendo alle funzioni naturalistica, ricreativa, turistica, sociale e di polmone verde della città. Secondo l’impostazione già data, all’allestimento del parco si procederà per stralci in base a una modalità che ne permetta l’immediata fruizione; fasi che la futura amministrazione cercherà di accelerare per completare l’opera quanto prima. Il progetto già approvato dovrà essere rivisto, in base ai rilievi sollevati a suo tempo in consiglio comunale dal Movimento 5 Stelle, per eliminare la zona umida, che attirando l’avifauna stanziale o migratoria aumenterebbe le condizioni di rischio dei voli dell’attiguo aeroporto. Gli interventi progressivi saranno eseguiti tenendo conto anche delle proposte della città dei bambini e permetteranno di implementare il programma di forestazione urbana.

Nella zona del parco pubblico, per il valore naturalistico costituito dall’unica porzione di pianura conservata nel territorio comunale, sarà individuata un’area a conduzione naturale, da destinare alla creazione di un prato con relativa salvaguardia della flora e della fauna tipiche.

Le risorse economiche per la realizzazione e gestione del parco saranno attinte dai finanziamenti europei e dalle risorse recuperate dai risparmi di spesa. Contestualmente ai vari stralci, saranno predisposti percorsi ciclopedonali e servizi di trasporto pubblico per collegare il grande parco urbano alle varie zone della città.

Sarà avviata anche la realizzazione di parchi urbani lungo il corso del torrente Arzilla e nella zona Trave.

 

6.7 L’agroecologia e gli orti biologici

La futura amministrazione di Marta Ruggeri riconoscerà un ruolo strategico all’agricoltura non solo per favorire il miglior assetto del territorio, promuovere l’occupazione giovanile e sperimentare l’integrazione sociale di soggetti svantaggiati, ma anche per la funzione cruciale che il settore primario dell’economia svolge per la sicurezza alimentare e il cambiamento climatico.

In questo senso saranno sostenute le forme dell’agroecologia che adottano le regole dell’economia circolare fondate sulla riduzione dell’energia e il riciclo delle risorse.

La futura amministrazione comunale aderirà all’iniziativa internazionale “4pourmille” lanciata alla conferenza sul clima Cop 21 di Parigi del 2015, che federa soggetti dei settori pubblico e privato allo scopo di attuare alcune azioni pratiche per lo stoccaggio del carbonio nel suolo al fine di passare a un’agricoltura produttiva e altamente resiliente, basata sulla gestione appropriata dei terreni per assicurare uno sviluppo sostenibile garantendo lavoro e redditi. L’assunto, secondo il manifesto d’intenti dell’iniziativa, è che aumentando con un tasso del 4 per mille l’anno la presenza di materiale organico ricco di carbonio nella parte superiore di 30/40 centimetri del suolo, essenziale per la coltivazione delle piante e la nutrizione umana, si arresterebbe l’aumento della concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera legata alle attività umane. Per contrastare il degrado dei terreni da colture intensive e inaridimento, si devono sviluppare buone pratiche come la nutrizione con compost, il ripristino di colture, pascoli e foreste degradate e la piantumazione di alberi.

 

Attualmente l’agricoltura concorre alla produzione di gas serra tramite l’impiego di fertilizzanti, gli allevamenti intensivi, la coltivazione di riso; l’innovazione favorita dal ricorso alla ricerca e alla tecnologia può permettere di conservare e migliorare la qualità e la quantità delle produzioni, abbattendo anche le emissioni di gas serra. L’obiettivo è quello di incrementare la fertilità del suolo inquinando di meno con un minor utilizzo di mezzi tecnici e di fertilizzanti chimici e con il più efficiente riciclo di acqua e nutrienti.

 

Si tratta, quindi, di favorire soluzioni tecniche cosiddette “carbon negative”, cioè capaci di mitigare le emissioni e al contempo di sottrarre gas serra dall’atmosfera, con un saldo complessivo negativo: una di queste è la digestione anaerobica integrata nell’azienda agricola di liquami zootecnici (produttivi di metano, gas che ha un effetto serra 25 volte superiore di quello dell’anidride carbonica), vegetali in decomposizione e carcasse di animali per produrre, oltre all’energia del biogas, il digestato, ovvero un concentrato naturale di carbonio e nutrienti che, se stoccato nel suolo, può sostituire i fertilizzanti chimici.

 

La futura amministrazione di Marta Ruggeri intende promuovere un programma in collaborazione con le associazioni di categoria per favorire con adeguati incentivi il passaggio nel territorio alle tecniche all’agroecologia.

In applicazione di questa sensibilità, l’ampio patrimonio fondiario di 800 ettari, di cui l’amministrazione comunale dispone, sarà assegnato ai conduttori stabilendo l’obbligo di praticare colture senza l’uso di fertilizzanti chimici, la priorità per le tecniche “carbon negative” che garantiscono oltre alla sicurezza alimentare anche il contrasto ai cambiamenti climatici e la preferenza a imprese costituite da giovani, inoccupati e soggetti con disagio sociale e fisico, in sintonia con la tendenza che vede proprio le nuove generazioni riscoprire il rapporto con la terra e nella continuità della tradizione che assegna alle aziende agricole una funzione privilegiata nell’inclusione sociale.

In particolare, sia nell’interazione con le associazioni degli agricoltori che nella gestione dei poderi comunali, saranno incentivate le colture di albero da frutto, che contribuiranno alla politica di forestazione del territorio promossa dalla futura amministrazione comunale per la finalità della pulizia dell’aria integrata in campo agricolo da quella della cura del suolo.

Allo stesso modo, verrà sviluppato un programma per realizzare orti urbani, distribuiti per quartieri e per zone, assegnati a loro volta con criteri sociali a favore in particolare di anziani e disoccupati e vincolati alle colture sostenibili.

In accordo con le associazioni degli agricoltori saranno applicate anche strategie per la promozione della filiera corta e della filiera biologica dei prodotti agricoli. A questo scopo verrà promossa una campagna comunicativa sulla corretta educazione alimentare e la valorizzazione dei prodotti locali. Importante, in questo senso, risulterà l’organizzazione di un mercato di prodotti agricoli al coperto, che potrà diventare un tratto distintivo dell’identità territoriale legata alla cultura del cibo, eventualmente da integrare con mercati periodici di prossimità nei quartieri. Sarà incentivato l’utilizzo di prodotti biologici locali nelle mense scolastiche.

Secondo la filosofia dell’economia circolare finalizzata a ridurre l’inquinamento, verrà favorita anche la nascita di mercati periodici di hobbisti, per il riutilizzo o il baratto degli oggetti, anche a uso dei bambini.

Per quanto riguarda la manutenzione del territorio, saranno verificate la cura dei canali di scolo nei campi agricoli e la manutenzione dei fossi stradali, secondo le competenze dei proprietari frontisti e le responsabilità dell’amministrazione comunale, per prevenire i fenomeni di dissesto idrogeologico. Particolarmente nella zona collinare, verranno promosse azioni per contrastare il pericolo di esondazioni dei corsi d’acqua minori, frane e smottamenti nel rispetto delle leggi che proteggono l’ambiente. Saranno salvaguardati i lembi di bosco e di arbusteto, le siepi e le alberature. La potatura di questa vegetazione sarà curata nei terreni che confinano con strade e marciapiedi pubblici per garantire la sicurezza stradale.

 

6.8 La tutela di Metauro e Arzilla

La futura giunta della sindaca Marta Ruggeri valorizzerà il fiume Metauro, il più grande corso d’acqua delle Marche, come primaria infrastruttura ambientale del territorio dallo straordinario valore naturalistico, paesaggistico, antropico e storico, che deve essere tutelata nella sua integrità ecologica e idrologica e promossa per le sue potenzialità ricreative, culturali e turistiche.

Il primo impegno sarà quello di pervenire alla sottoscrizione del contratto di fiume per i tratti medio e finale del bacino idrografico del Metauro, che abbraccia il territorio che va dalla riserva naturale statale del Furlo al mare e comprende il sottobacino del torrente Arzilla, dopo la firma nel febbraio 2019 del propedeutico manifesto di intenti da parte dell’amministrazione comunale di Fano, degli altri enti locali territoriali, della Regione Marche, di Aato, Enel, Aset e delle associazioni interessate. Si tratta di uno strumento di programmazione per la concertazione, tra una pluralità di soggetti pubblici e privati, di interventi sulla qualità delle acque, la riduzione del rischio idraulico e la riqualificazione paesaggistica e ambientale. L’obiettivo è la promozione di politiche condivise per il miglioramento della qualità ecologica fluviale; il monitoraggio, la prevenzione e la mitigazione del rischio idrogeologico e delle cause di inquinamento e degrado ambientali attraverso una pianificazione e una programmazione strategica integrata.

Come riportato nel manifesto di intenti, il contratto di fiume, secondo la filosofia della Carta nazionale, dovrà mettere insieme gli enti pubblici territoriali – Regione Marche, Province, Comuni – con gli abitanti e i portatori di interesse per un “patto per la rinascita” del bacino idrografico, richiamando le istituzioni e i privati a una visione non settoriale, bensì integrata, considerando il fiume come ambiente di vita e, dunque, come un bene comune da gestire in forme collettive. Uno degli elementi di maggior innovazione consiste nella partecipazione allargata, con obiettivi e norme di qualità ambientale condivisi dalla comunità locale.

Le situazioni critiche presenti nell’area sono i rischi di esondazione in alcuni punti di Metauro e Arzilla, le captazioni idriche non autorizzate, il prelievo abusivo di ghiaia alla foce del Metauro, il consumo della risorsa idrica in periodo di siccità, la produzione dell’energia idroelettrica nella stagione estiva (nelle centrali di Furlo e canale Albani), il mancato collettamento delle acque reflue di alcune zone residenziali, gli scarichi non controllati delle attività produttive artigianali, il bracconaggio ittico, l’abbandono dei rifiuti.

Dovranno essere attivati sistematici controlli da parte delle polizie municipali e delle guardie ecologiche volontarie, insieme alla polizia provinciale, per sanzionare e bonificare gli abusi, affrontando e avviando a soluzione le altre criticità ambientali. In particolare, alla foce del fiume del Metauro dovrà essere contrastato l’attuale degrado facendo rispettare il divieto di circolazione e sosta di veicoli non autorizzati e sanzionando l’abbandono di rifiuti. Si dovrà anche avviare un progetto che arresti e inverta la progressiva perdita di naturalità della foce. Lungo il corso del torrente Arzilla dovrà essere contrastato il taglio non autorizzato di alberature.

Sul fiume Metauro insiste l’approvvigionamento idropotabile delle comunità costiere con il prelievo complessivo ordinario di 800 litri di acqua al secondo; uno sfruttamento intensivo delle acque superficiali tramite tre invasi a Furlo, San Lazzaro e Tavernelle e due potabilizzatori – i principali della provincia – a San Francesco e Pole, che richiede lo sviluppo di fonti di approvvigionamento alternative da attivare non solo in condizioni di emergenza ma anche per ridurre lo stress ecologico del bacino idrico.

Dal punto di vista della partecipazione alla gestione della risorsa fluviale, sarà importante sviluppare una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica locale che promuova, nell’ambito del rispetto dell’ambiente, un uso responsabile della risorsa idrica, invitando a non sprecarla e a considerarla un bene prezioso esauribile. Saranno svolti controlli sul rispetto delle ordinanze di divieto degli usi idrici diversi da quelli igienico e potabile nei periodi di siccità. Così come si dovranno incentivare da parte dei gestori del servizio idrico integrato, Aset e Marche Multiservizi, e delle amministrazioni comunali la manutenzione e l’ammodernamento della rete di distribuzione al fine di ridurre le perdite idriche rilevanti, che attualmente si attestano intorno al 30/35%.

Allo stesso modo si dovranno sviluppare accordi agroalimentari, impartendo coerenti linee guida nella conduzione dei terreni di proprietà del Comune di Fano, per introdurre, secondo le previsioni del programma di sviluppo rurale della Regione Marche, tecniche di coltivazione agricola che riducano il consumo di acqua e utilizzino il metodo biologico al fine di limitare lo sfruttamento idrico ed eliminare l’inquinamento delle falde.

Perseguendo l’obiettivo della salvaguardia delle acque fluviali, si dovrà applicare nella strategia degli interventi, come nei processi autorizzativi, il principio di precauzione, in base al quale ogni qual volta non siano conosciuti con certezza i rischi indotti da un’attività potenzialmente pericolosa, si dovrà sviluppare un’azione di prevenzione anticipata rispetto al consolidamento delle conoscenze scientifiche anche nel caso in cui i danni alla salute umana o all’ambiente non siano certi ma appunto possibili.

In generale, dovranno essere rilanciate la manutenzione e la cura del territorio con la partecipazione anche dei soggetti economici, sociali e di cittadinanza attiva e la condivisione degli obiettivi della salvaguardia delle aree naturali e dell’uso oculato delle risorse. Funzionale a tali scopi sarà la realizzazione di un efficiente sistema di monitoraggio, condiviso e interattivo all’interno delle comunità locali, delle emergenze naturalistiche e dei pericoli ambientale e idraulico, con la diffusione dei dati ai soggetti interessati e proposti agli interventi e ai controlli così da avere all’occorrenza risposte tempestive.

Evidenti sono le implicazioni del contratto di fiume, nel senso della strategia unitaria, con gli altri programmi di promozione dell’area del Metauro, da sempre luogo di civiltà e storia, come quello relativo all’antica via consolare Flaminia e alle diffuse emergenze archeologiche e quelli, più in generale, di valorizzazione degli aspetti paesaggistici, culturali e turistici del territorio e dei prodotti dell’agricoltura e dell’artigianato.

Le azioni del contratto di fiume da sviluppare da parte dei soggetti pubblici potranno essere finanziate dai fondi comunitari 2014/2020 e dai prossimi programmi dell’Unione europea, in un’azione sinergica tra i Comuni e la Regione. In particolare, dovranno essere programmati interventi per la mitigazione dei cambiamenti climatici e la resilienza del bacino fluviale alle trasformazioni dell’ambiente.

Dal punto di vista naturalistico, saranno adeguatamente tutelate le cinque aree Natura 2000 riconosciute nella valle del medio e basso Metauro dall’Unione europea per la conservazione della biodiversità. Sarà valutata la possibilità di ampliare l’oasi faunistica Stagno Urbani sino alla foce, verranno realizzati stagni e acquitrini per gli anfibi e si cercherà di mantenere le specie tipiche delle praterie in alcune zone erbose mediante sfalci periodici.

In sostanza, il contratto di fiume dovrà promuovere interventi che rendano sostenibili le attività produttive e antropiche che gravano sul bacino idrografico, ricercandone la compatibilità con la salvaguardia ambientale, e dovrà sviluppare azioni che valorizzino il fiume Metauro e il torrente Arzilla come beni ambientali fruibili dalla popolazione dai punti di vista naturalistico, ricreativo, sportivo e culturale. In questo senso, saranno organizzati sentieri e percorsi per la mobilità a piedi, in bicicletta e a cavallo utili anche a valorizzare le nuove forme di turismo verde con la promozione di attività di guida, ristoro e accoglienza che potranno generare posti di lavoro. Nelle zone speciali di conservazione, sentieri pedonali e ciclabili saranno realizzati con particolari accorgimenti per limitare il disturbo antropico nei riguardi della fauna e evitare il danneggiamento della vegetazione.

 

6.9 I beni ambientali

La futura amministrazione dedicherà una particolare cura ai beni ambientali, di interesse naturalistico e scientifico, di rilievo locale e regionale, presenti nel territorio comunale di Fano. Oltre al fiume Metauro, che con i suoi 771 ettari è il più esteso, da Piano di Zucca alla foce, ne esistono altri di piccolissima dimensione come il litorale nell’area dell’ex tiro a segno, a Sassonia, che misura un solo ettaro. Sono distribuiti lungo la costa come i litorali di Baia del Re, Metaurilia ed ex tiro a segno; formano i bacini idrografici del fiume Metauro e del torrente Arzilla e sono, lungo il fiume, l’oasi faunistica Stagno Urbani e il centro di riqualificazione ambientale Lago Vicini; nella pianura è l’incolto erboso del campo d’aviazione e nella zona collinare sono il paesaggio agrario e i lembi di bosco tra cui quello di Montevecchio e il bosco di Severini. Di essi sarà garantita l’integrità contro il rischio di degradazioni, a partire da quelli più fragili come i litorali, tramite una maggiore sorveglianza ambientale da organizzare con l’ausilio dei volontari e qualificando personale ad hoc. Inoltre, ne sarà divulgata la conoscenza con iniziative di promozione rivolte alla cittadinanza, anche per la sensibilizzazione alla tutela ambientale e alla segnalazione dei danni, e tramite l’aggiornamento della banca dati sugli aspetti naturali e antropici del bacino del Metauro, disponibile all’indirizzo web www.lavalledelmetauro.it.

 

Lungo la costa a Nord di Fano, di pregio è l’area floristica di Baia del Re per la quale la manutenzione dell’arenile dovrà svolgersi con particolare cura al fine di evitare il ripetersi dei danni alla vegetazione psammofila da parte dei mezzi meccanici, saranno sviluppati progetti per mantenere e ampliare la fascia dunale ora arretrata e verrà organizzata annualmente un’opera di pulizia dall’accumulo stagionale dei rifiuti, da svolgere manualmente per non alterare l’habitat naturale, anche con il coinvolgimento della cittadinanza sotto la direzione di personale Aset. Nella zona ghiaiosa, all’estremità dell’area floristica verso Fano, sarà regolamentato l’accesso alla pista carrabile, che ha pesantemente degradato la vegetazione alofila. Lo sviluppo delle infrastrutture (parcheggi e sottopassi ferroviari) per l’accesso al litorale a Nord di Fano verrà organizzato in modo da evitare un impatto negativo sulla zona speciale di conservazione in questo tratto di arenile. Attraverso il nuovo ponte sul torrente Arzilla, allestito dalla Regione e donato al Comune, sarà garantita la prosecuzione della pista ciclabile Pesaro-Fano fino al Lido. Nell’area golenale del torrente Arzilla verrà vietata la sosta degli autoveicoli.

 

Lungo la costa a Sud di Fano, il piccolo tratto di litorale dell’ex tiro a segno, a Sassonia, verrà mantenuto come spiaggia libera, preservando la sua vegetazione spontanea mediante il cambiamento della destinazione urbanistica da “verde attrezzato e per attrezzature sportive”, attualmente prevista dal piano spiagge, a zona “di interesse botanico-vegetazionale”. Sul litorale di Metaurilia saranno promossi progetti per mantenere e ampliare la fascia dunale per contrastare l’attuale impoverimento fino quasi alla scomparsa della vegetazione psammofila. Sarà ampliata la zona “di interesse botanico-vegetazionale” includendo una parte di litorale dove la spiaggia ha visto aumentare la sua ampiezza a seguito della sistemazione di scogliere frangiflutti. Sarà valutata la possibilità di revisionare il tracciato della ciclovia Adriatica per non intaccare l’arenile.

 

6.10 Il monitoraggio dell’aria

La qualità dell’aria incide pesantemente sulle condizioni di vita di un ambiente urbano. L’inquinamento atmosferico costituisce un fattore cancerogeno per la salute umana ed è causa di un’alta mortalità nel nostro Paese. Un report del 2017 della Fondazione per lo sviluppo sostenibile ha rilevato un’incidenza di 1.500 morti premature ogni milione di abitanti in Italia come conseguenza dell’inquinamento dell’aria. Perciò la giunta della sindaca Marta Ruggeri dedicherà un grande impegno per monitorare e rimuovere queste condizioni di rischio.

Le polveri sottili costituiscono un problema per la città di Fano, che, nell’inerzia dell’amministrazione comunale uscente, per le cosiddette pm10 nel 2018 ha meritato la maglia nera nella regione e, a inizio 2019, ha fatto registrare un picco record rispetto agli ultimi anni per numero di sforamenti della concentrazione media giornaliera tollerata dalla normativa europea.

Il primo scrupolo della futura amministrazione sarà quello di garantire un puntuale monitoraggio degli agenti inquinanti dell’atmosfera interagendo con la Regione per il ripristino della centralina di rilevamento, posizionata nella zona industriale di Bellocchi, che ha prodotto dati fino a luglio 2017 prima di una lunga interruzione, al fine di integrare l’analisi dell’aria svolta nell’ambito urbano dalla centralina di via Montegrappa. Inoltre, per favorire un diffuso controllo dell’inquinamento atmosferico i dati del monitoraggio, ora pubblicati sul sito web dell’Arpa Marche, saranno resi disponibili anche sul sito istituzionale del Comune.

Per la mitigazione dell’inquinamento prodotto dal traffico veicolare l’amministrazione metterà in campo un articolato programma (illustrato nel paragrafo 6.4.4) per ridurre la circolazione degli autoveicoli privati, promuovere la mobilità ciclopedonale, incentivare l’uso dei mezzi pubblici, favorire la condivisione dei mezzi privati, trasferire fuori del centro abitato i flussi veicolari di attraversamento della città.

Le medesime emissioni nocive per la salute che provengono dagli impianti di riscaldamento saranno mitigate con le iniziative (illustrate nel paragrafo 6.3.2) per l’efficientamento energetico degli edifici civili e industriali e la conversione delle fonti dai combustibili fossili a quelle rinnovabili.

Al miglioramento della qualità dell’aria, attraverso la funzione naturale della fotosintesi clorofilliana, è rivolto anche il progetto di riforestazione urbana “Cuore verde” (introdotto nel paragrafo 6.6.1) che prevede la piantumazione di 6.000 alberi tramite la partecipazione attiva dei cittadini nell’ambito del programma #fanodamare.

 

6.11 La tutela degli animali

 

La giunta della sindaca Marta Ruggeri avrà a cuore anche la tutela degli animali, per questo redigerà un regolamento apposito, vieterà tramite ordinanza che i circhi che sfruttano gli animali si insedino sul suolo comunale, sosterrà gli esistenti canili e gattili municipali attraverso meccanismi di trasparenza, collaborazione e ottimizzazione delle risorse in campo, favorendo le adozioni di cani e gatti anche tramite incentivi come kit per la cura o convenzioni con i veterinari. Si costituirà la consulta delle associazioni di volontariato animalista per le proposte riguardanti la tutela degli animali, l’organizzazione delle campagne, degli eventi e di tutte le attività correlate con gli animali. Saranno realizzati sgambatoi pubblici in ogni quartiere. La volontà della futura amministrazione è organizzare una città che tuteli tutti gli esseri viventi.